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giovedì 28 maggio 2015

HEYSEL, 29 MAGGIO 1985



Non avevo ancora 13 anni. Li avrei compiuti poco più di un mese dopo.
La Juventus era già "La Mia Juve".
Ricordo l'eccitazione dell'attesa.
E ricordo le tante lacrime versate due anni prima per la sconfitta della "Mia Juve"
nella finale di Atene contro l'Amburgo. Troppe lacrime per quella che era "solo" una partita.
Ma ero un bambino cercate di capirmi.
Due finali di Coppa dei Campioni e due sconfitte.
Nel 1973 a Belgrado contro l'invincibile Ajax di Cruijff e, appunto, nel 1983.
Una vittoria in Coppa U.E.F.A. nel 1977 contro l'Atletico Bilbao e una in Coppa delle Coppe,
giusto l'anno prima, a Basilea contro il Porto.
Ebbene si, la Juventus che, secondo qualche genio, in Europa non era competitiva,
si stava giocando la terza finale consecutiva. A metà anni '90 fece pure di meglio
con quattro finali di fila (una di Coppa U.E.F.A. e tre di Champions League).
Questo a ulteriore testimonianza del fatto che la Juve è grande anche in Europa e
non solo in Italia (quella del 6 giugno prossimo a Berlino sarà l'ottava
finale di Champions disputata dalla squadra bianconera, per dire).
Quel 29 maggio del 1985 non c'erano dubbi.
Anche la Coppa dei Campioni, finalmente, sarebbe stata nostra.
In fondo il Liverpool aveva vinto il trofeo l'anno prima (a Roma contro la Roma) e
questa volta toccava a noi. Solo quattro mesi prima avevamo affrontato e battuto gli inglesi
con un secco 2-0 (doppietta di Boniek) nella finale di Supercoppa Europea dimostrando
una netta superiorità.
Insomma c'era tanto ottimismo.
Dopo un pomeriggio intero passato a giocare a calcio in cortile (anche per non consumarmi
nell'attesa), aspettavo la chiamata di papà per l'inizio dell'incontro.
Mi sembrava che l'ora fosse ormai arrivata ma papà non chiamava. Strano.
I minuti passavano e ancora niente.
A un certo punto mi decido e rientro in casa.
Quasi arrabbiato; convinto che la finale fosse iniziata e papà si fosse dimenticato di me.
Non era così.
In casa un silenzio irreale e sullo schermo della TV immagini di guerriglia.
Il motivo mi fu subito spiegato. Da papà. E da Bruno Pizzul che faceva la telecronaca per la Rai.
I "tifosi" inglesi (i famigerati hooligans) avevano assaltato
un settore (l'ormai tristemente famoso "Settore Z") occupato da supporters bianconeri.
L'assalto provocò un fuggi fuggi generale sulle gradinate e gli incidenti causarono
centinaia di feriti e decine di morti (alla fine della mattanza le vittime furono 39).
In quel momento la società Juventus e i suoi giocatori chiesero di cancellare la partita.
Ma su ordine delle autorità (IN)competenti, dell'U.E.F.A. e di tutte le istituzioni presenti
allo stadio, la squadra fu obbligata a scendere in campo.
Giocare, dissero i responsabili della decisione, avrebbe permesso alle forze dell'ordine
di gestire al meglio le due tifoserie. E forse fu davvero così.
Cosa sarebbe successo tra i violenti tifosi inglesi e gli inferociti tifosi italiani in cerca
di vendetta e "giustizia", se la finale non si fosse giocata? Non ci voglio pensare.
La partita iniziò con piu di un'ora di ritardo e si disputò regolarmente.
La Juventus vinse 1-0 grazie ad un rigore (inesistente) trasformato da Michel Platini.
Finalmente la "Coppa dalle grandi orecchie" era nostra.
Ma a quale prezzo?
A distanza di trent'anni è accertato che le colpe di quello scempio furono:
1) degli hooligans inglesi che, ubriachi fin dal mattino e violenti come pochi, attaccarono
il settore occupato da tifosi juventini;
2) delle autorità belghe che sottovalutarono il pericolo e non fecero nulla per prevenire
ed evitare possibili incidenti tra le tifoserie;
3) dell'U.E.F.A. che organizzò una partita di tale importanza in uno stadio vecchio e fatiscente.
La capienza ufficiale dello stadio Heysel era di 50.000 spettatori.
Si calcola che quella sera furono venduti quasi 60.000 biglietti.
E che, almeno, 5.000 tifosi inglesi entrarono senza biglietto.
In tutto questo, l'unica a non avere colpe fu la Juventus.
Eppure dopo tutti questi anni ci sono ancora delle bestie (mi scuso con gli animali ma non trovo
termine più adeguato per definire certi soggetti) che vomitano di tutto contro la Juve e i suoi tifosi.
Offendono la memoria di quei 39 angeli caduti, con cori e insulti aberranti.
Ancora oggi, l'odio per la Juventus porta dei mentecatti a sperare in un'altra Heysel
per i colori bianconeri.
Sono gli stessi che se la ridono per la morte di un Campione e gentiluomo
come Gaetano Scirea (emblema della Juve per classe, eleganza e serietà).
Gli stessi che fanno cori beceri sul povero Andrea Fortunato (giocatore juventino morto
di leucemia a neanche 24 anni, per quei pochi che non lo sapessero).
E sono gli stessi che intonano canzoncine demenziali su Pessotto (il nostro "Pessottino")
per il suo "incidente" nel 2006.
E io dovrei vergognarmi per quella Coppa? Vergognatevi voi, Bestie!
E questo, vorrei essere chiaro, vale anche per quei poveracci (non li chiamo tifosi perchè non lo sono)
che cantano divertiti per la sciagura di Superga o per la morte di Giacinto Facchetti.
Ci dicono che la dovremmo restituire quella coppa. Fesserie.
Come se fosse della Juve la colpa di quello che successe quella notte terribile.
A questo proposito riporto le parole di un grande scrittore come Mario Soldati pronunciate,
in un intervista a La Repubblica,  qualche giorno dopo il dramma:
"La Juve si è comportata in maniera perfetta. Chi condanna il tripudio dei giocatori
sul campo dell'Heysel, dimentica forse che loro non potevano conoscere l'esatta dimensione
del dramma. E non sa che, una volta in campo, una squadra che abbia orgoglio e carattere
gioca con animo, dimentica ogni condizionamento esterno, pensa a battere l'avversario e basta.
Restituire la coppa sarebbe come punire la Juventus. E' assurdo. Bisognerebbe piuttosto
ricompensarla per le condizioni in cui ha saputo ottenerla."

Parole forti, certo, ma nette e inequivocabili.
La Juventus e i suoi innocenti tifosi pagarono un prezzo altissimo quella sera.
Evitiamo pene aggiuntive e senza senso alcuno.

Con l'avvicinarsi dell'anniversario ho letto due libri belli e interessanti sul tema Heysel.
Ne approfitto per citarli e per ringraziare i due autori.

"Quella notte all'Heysel" di Emilio Targia - Sperling & Kupfer e
"La notte dell'innocenza" di Mario Desiati - Rizzoli


Mi sembra doveroso ricordare le vittime di quella sera orribile.
I nostri 39 angeli:
  1. Rocco Acerra (28)
  2. Bruno Balli (50)
  3. Alfons Bos (35)
  4. Giancarlo Bruschera (35)
  5. Andrea Casula (11)
  6. Giovanni Casula (44)
  7. Nino Cerullo (24)
  8. Willy Chielens (41)
  9. Giuseppina Conti (17)
  10. Dirk Daeneckx (38)
  11. Dionisio Fabbro (51)
  12. Jaques François (45)
  13. Eugenio Gagliano (35)
  14. Francesco Galli (25)
  15. Giancarlo Gonelli (20)
  16. Alberto Guarini (21)
  17. Giovacchino Landini (50)
  18. Roberto Lorentini (31)
  19. Barbara Lusci (58)
  20. Franco Martelli (22)
  21. Loris Messore (28)
  22. Gianni Mastroiaco (20)
  23. Sergio Mazzino (38)
  24. Luciano Rocco Papaluca (38)
  25. Luigi Pidone (31)
  26. Benito Pistolato (50)
  27. Patrick Radcliffe (38)
  28. Domenico Ragazzi (44)
  29. Antonio Ragnanese (29)
  30. Claude Robert
  31. Mario Ronchi (43)
  32. Domenico Russo (28)
  33. Tarcisio Salvi (49)
  34. Gianfranco Sarto (47)
  35. Amedeo Giuseppe Spolaore (55)
  36. Mario Spanu (41)
  37. Tarcisio Venturin (23)
  38. Jean Michel Walla (32)
  39. Claudio Zavaroni (28)












sabato 25 aprile 2015

LA JUVENTUS SPIEGATA A MIA FIGLIA



Lo ammetto, sono in difficoltà.
Spiego il perchè.
Sono su twitter da più di due anni e Marco Caneschi è uno dei followers/following storici.
Amante dei libri e, soprattutto, della Juventus. Proprio come me.
Appena saputo della pubblicazione del suo primo libro, l'ho comprato senza pensarci un attimo.
E qui viene il problema. Se non mi piace come faccio a stroncarlo?
Problema risolto dopo la lettura. Il libro è bello.
Non tutto è perfetto naturalmente e ho avuto l'opportunità e il privilegio di dirlo all'autore
in prima persona. E questa cosa non è sempre possibile.
Un paio di ricostruzioni errate e un passaggio che non mi è proprio piaciuto
(non sarebbe elegante scriverne qui; chi fosse interessato me lo chieda in privato).
Un'altra cosa che non mi ha convinto è il ripetuto riferimento a Silvio B.
A leggere alcuni passaggi pare che tutti i problemi dell'Italia (economici, politici, morali,
calcistici...) siano colpa dell'ex Presidente del Consiglio.
Non ho mai votato B. e non ho alcun interesse a difenderlo ma è chiaro come il sole
che B. è l'effetto di questa Italia e non la causa.
Un'ultima cosa che non mi ha convinto (e anche questa l'ho detta a Marco) è il titolo.
Mi aspettavo una lettera a una bambina. Invece ho trovato una scrittura "adulta", pure troppo.
Tanti riferimenti storici e alcuni termini non proprio semplici.
Immagino che la figlia lo apprezzerà dopo aver finito gli studi :-)
Con questa battutaccia concludo la parte critica.
Veniamo alle cose che ho apprezzato. Tutto il resto!
Il libro è scritto benissimo. Si vede che l'autore ci sa fare.
E, dettaglio non trascurabile, si capisce quanto sia grande il suo Amore per la "Vecchia Signora".
Le 150 pagine si leggono d'un fiato. Una cavalcata nella storia della Juve.
Con particolare riferimento agli ultimi quarant'anni, quelli vissuti dall'autore come tifoso e
appassionato dei colori bianconeri. Dai suoi primi ricordi di bambino fino ai recenti trionfi
che hanno riportato la prima squadra di Torino nel posto che le compete.
Senza dimenticare gli anni bui post-Trapattoni e pre-Lippi e i numerosi lutti che
la famiglia Juve ha sofferto in tutti questi anni (Stadio Heysel, Scirea, Fortunato...)
Non sono molte le pagine dedicate a quello scempio che è stato il processo "Farsopoli"
ma si capisce bene l'opinione di Caneschi a riguardo di quello scandalo.
Non mancano neppure, come giusto che sia, le ricostruzioni dei due scudetti "scippati"
alla Juve di Ancelotti da Roma e Lazio.
Perchè qui la gente crede ancora che "La Juve Rubba" e non bisogna mai smettere
di ricordare come stanno le cose in realtà.
Una lettura indispensabile per tutti i tifosi juventini e, perchè no, per i tifosi delle altre
squadre non acceccati dall'odio e dal disprezzo per la società più gloriosa d'Italia.

Voto : 3/5






mercoledì 1 aprile 2015

HIGH AND LOW







Questo pezzo è una bomba!
Mio brano preferito in questi primi tre mesi del 2015.
Nonostante le uscite di pezzi da novanta come AC/DC, Angra e Blind Guardian.
E in attesa del nuovo capolavoro (si spera) di Luca Turilli.
Difficilmente i Serious Black avranno un futuro discografico (perlomeno
in questa formazione con Roland Grapow alla chitarra e Thomen Stauch alla batteria)
ma questa canzone basta e avanza.
Power Metal senza compromessi.

sabato 10 gennaio 2015

ALLEGRI..... MA NON TROPPO




Se penso che questo blog era nato per parlare, soprattutto, della mia Juve.
E invece l'ultimo post al riguardo è datato fine dicembre
( vikingo bianconero: JUVENTUS 2013).
I motivi sono tanti.
La mia presenza su Twitter mi ha tolto molto del tempo che dedicavo al blog.
I miei mille interessi (libri, film, musica, sport in genere....).
La Juve vince sempre ed è difficile trovare qualcosa di nuovo da dire.
Ma adesso, dopo sei mesi con il nuovo Mister, è venuto il momento di
mettere qualche punto e a capo.
Non amo Allegri, non lo volevo come allenatore e penso sia stato un grosso errore
della dirigenza bianconera pensare a lui come sostituto del condottiero Antonio Conte.
Il buon Max ha iniziato la sua avventura nella più gloriosa squadra italiana
nel migliore dei modi. In punta di piedi e senza stravolgere il lavoro fatto da Conte
nei tre anni precedenti. Quindi avanti con il 3-5-2 e con le certezze date
da un gruppo vincente fatto da grandi uomini oltre che ottimi giocatori.
Tante vittorie e subito in testa alla classifica. Un facile girone di Champions League
passato non senza qualche patimento (si lo so che l'anno scorso eravamo usciti in un girone
altrettanto facile ma la Juve di Conte arrivò anche ai quarti prima di uscire contro il Bayern Monaco
più forte di sempre, quest'anno vedremo).
Avevo una convinzione ad agosto. O la Juve è nettamente superiore alle altre italiane
(come credo sia sotto gli occhi di tutti) e quindi rivincerà il campionato "nonostante" Allegri
oppure quest'anno sarà durissima ripetersi.
Siamo a gennaio e non ho cambiato opinione. La Juve è prima con un solo punto di vantaggio
sulla Roma (aiutata in modo incredibile dagli arbitri ma questo è un discorso che non mi piace,
non mi è mai piaciuto e non deve mai diventare un alibi per la mia squadra).
Tanti punti persi dopo partite dominate e il motivo principale, a mio parere, è uno solo.
La Fame! Non c'è più quella voglia di vincere e disintegrare gli avversari che aveva l'ultima Juve
di Conte. Molti di voi continuano a ripetere che è stato il Mister salentino a voler lasciare la Juve.
Mi permetto di precisare. Lui sarebbe rimasto ben volentieri ma sapeva che non si poteva fare
più di quanto fatto nei tre anni precedenti. Quindi, interpreto il suo pensiero, o mi comprate
due-tre Top Player per giocarmela anche contro le grandi europee oppure rivoluzioniamo
tutta la rosa con giocatori nuovi ed affamati di vittorie. Iniziamo un nuovo ciclo.
La società non era dello stesso avviso e le strade si sono divise. Tutto qui.
Nel calcio succede e sempre succederà. Detto tra noi credo che quello tra Conte e la Juve
sia solo un arrivederci e non un addio definitivo.
Ma torniamo ad Allegri. Dopo qualche mese ha iniziato a metterci del suo.
Difesa a 4, rombo a centrocampo con i quattro moschettieri Marchisio-Pirlo-Pogba-Vidal
contemporaneamente in campo (cosa che con Conte non succedeva quasi mai se ricordate )
e il duo Tevez-Llorente praticamente intoccabile.
Vero è che Allegri non ha mai avuto a disposizione Barzagli ma Chiellini riportato in mezzo
è un pericolo pubblico. Asamoah/Evra e Lichsteiner sono quasi più ali che terzini. E i
quattro centrocampisti sono più portati alla costruzione che all'interdizione.
Detto che Tevez è un fuoriclasse assoluto. Giocatore insostituibile e indispensabile in
questa Juve; non capisco l'insistenza con Llorente. Lo spagnolo non è assolutamente
in condizione e se non lo rifornisci adeguatamente, ben difficilmente potrà risultare decisivo.
E allora perchè non dare più spazio a Morata (investimento pesante il suo) e al giovane Coman?
Ecco perchè il passaggio dal 3-5-2 al 4-4-2 (4-3-1-2) ha portato risultati peggiori
e più gol subiti. Ultime sei partite ufficiali, cinque pareggi e una vittoria contro il
Cagliari di Zeman (sai che fatica!).
Senza dimenticare che uno dei pareggi ha portato alla sconfitta in Supercoppa contro il Napoli.
Persa ai rigori direte voi.
Certo ma, vista la differenza di valori tra le due squadre e visto l'andamento della partita,
ai rigori non ci dovevi arrivare.
E nessuno mi leva dalla mente che con Conte in panchina il Napoli non avrebbe mai rimontato
il doppio svantaggio.
Può essere che lo zoccolo duro dello spogliatoio (diciamo i senatori) avessero bisogno
di più liberta e serenità. Probabilmente lo stile di Conte (come quello di Mourinho per esempio)
ha tanti pregi ma anche il difetto di "logorare" i giocatori. Nella testa ancor prima che nel fisico.
Ed è qui che serve la mano del nuovo allenatore. Lasciare una sorta di autogestione al gruppo
non è consigliabile e deve essere il tecnico a infondere nuovi stimoli e motivazioni
a dei giocatori che arrivano da tanti successi.
Può essere Allegri l'uomo giusto? L'unico allenatore negli ultimi dieci anni a non aver vinto
il campionato avendo Ibrahimovic in squadra.
Secondo me no. Ma spero, davvero tanto, di sbagliarmi.
Mi auguro di ritrovarmi a maggio con l'ennesimo scudetto sul petto e, in quel caso,
sarò il primo a fare i complimenti al Mister.
Per quanto riguarda la Champions League mi aspetto il passaggio del turno
contro il Borussia Dortmund ma nulla di più.
Real Madrid e Bayern Monaco sembrano  fuori portata.
Anche Chelsea e Manchester City sono, probabilmente, superiori.
Battere il Borussia, e un sorteggio favorevole, potrebbe portarci addirittura in semifinale.
Sarebbe un colpo incredibile per gli introiti economici e il ranking.
Ma questa è un'altra storia.......
P.S. Ho appena sentito Allegri in conferenza stampa dire che "prendere un gol non è un dramma,
       bisogna stare calmi e continuare a giocare". A mio modo di vedere prendere un gol,
       sportivamente parlando, è proprio un dramma e non devi mai dare questo messaggio
       alla squadra. Uno come Conte, tanto per fare un nome, una frase così non la direbbe mai.
       Non in conferenza stampa perlomeno.






lunedì 5 gennaio 2015

FILM, FILM E ANCORA FILM




Ho approfittato delle vacanze per vedere (e in alcuni casi ri-vedere)
film accumulati negli ultimi mesi.
Ecco in ordine di gradimento l'elenco completo:

1) GLI INTOCCABILI 
    Capolavoro! Uno dei miei film preferiti di sempre.
    Di sicuro nella mia Top Ten. La regia impeccabile di Brian De Palma,
    un cast fantascientifico (De Niro, Costner, Connery, Garcia.... basta?) e alcune scene
    memorabili entrate nella storia del cinema. L'attentato a inizio film, la scena alla    stazione
    con la carrozzina (citazione/omaggio alla "Corazzata Potemkin" di Eisenstein) e il    processo
    a Capone ("Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo; solo chiacchiere...
    e distintivo!") solo per citare le più famose, sono meravigliose e indimenticabili.
    Non mi stancherò mai di vederlo.

2) CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT?
     Rivisto a vent'anni di distanza dalla prima volta non ha perso nulla del suo fascino.
     Il film di Zemeckis fu un successo incredibile all'epoca della sua uscita nelle sale (1988)
     grazie alla tecnica, al tempo innovativa, di far recitare attori in carne e ossa con cartoni animati.
     Il prequel (pura animazione) con il povero Roger alle prese con il neonato (finto?) Baby Herman
     è divertentissimo. Tutto il film si mantiene a un livello altissimo.

3) IL LATO POSITIVO
    Questa commedia agro-dolce uscita nel 2012 si è rivelata una bella sorpresa.
    Nonostante le otto nomination all'Oscar (e la statuetta vinta dalla protagonista Jennifer Lawrence)
    non avevo grandi aspettative al riguardo. E invece si tratta di un ottimo lavoro sorretto da un cast
    di notevole livello (oltre alla Lawrence, Bradley Cooper e l'onnipresente De Niro).
    L'Oscar alla Lawrence è sicuramente esagerato ma il film merita.

4) L'UOMO CHE NON C'ERA
    I Fratelli Coen, Billy Bob Thornton, Frances McDormand, il grande James Gandolfini (Rip) e
    una giovanissima Scarlett Johansson in una delle prime interpretazioni della carriera.
    Già questo dovrebbe bastare per farvi capire che è un film da vedere assolutamente.
    Film in bianco e nero di altissima qualità.

5) LA SCOMPARSA DI ALICE CREED
    Bella sorpresa questo originale thriller britannico. Tre attori e basta a coprire i cento minuti
    della pellicola. Due ex detenuti rapiscono una giovane e ricca a scopo di estorsione.
    Non andrà nulla come loro avevano previsto.

6) IL SANGUE DEI VINTI
    Tratto dall'omonimo romanzo di Giampaolo Pansa, il film diretto da Michele Soavi
    è una lucida, dolorosa e reale (seppur inevitabilmente incompleta) rappresentazione di una delle
    pagine più oscure e drammatiche nella storia del nostro paese.
    Osservando le vicende della famiglia Dogliani (padre, madre e i tre figli) il film si sofferma  
    sui"crimini" commessi da, alcuni, partigiani al termine della seconda Guerra Mondiale
    (a liberazione avvenuta) nei confronti dei fascisti
    e di tutte quelle "categorie" ritenute nemiche del popolo.
    Uomini di Chiesa, esponenti di partiti anti comunisti, proprietari terrieri e imprenditori.
    Analisi condivisibile o meno si tratta comunque di una storia da conoscere.

7) CONTRABAND
    Amo Mark Wahlberg fin dai tempi di "Rockstar" mio film culto.
    Amo Kate Beckinsale perchè è bellissima.
    Ecco i due motivi per vedere questo film. Stop.
    Thriller d'azione e confusione. Molto rumore per nulla.

8) A SERIUOS MAN
    Ancora i Fratelli Coen. Siamo di fronte però al film meno riuscito della loro impeccabile carriera.
    Una favola ebraica ambientata neggli anni '60 che vede un "novello" Giobbe alle prese
    con una vita triste e piena di delusioni. La stessa delusione che ho provato io vedendo il film.
    Peccato.

9) LA BANDA DEI BABBI NATALE
    Ennesimo flop del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Lontani i fasti del carinissimo
    "Tre uomini e una gamba" i tre milanesi non azzeccano un film da "Chiedimi se sono felice".
    Stiamo parlando del 2000 e forse per i tre simpatici comici è tempo di una pausa rigenerante.

10) CUJO
    Uno dei peggiori film tratti dalle opere di Stephen King. La genialità assoluta dello scrittore
    americano rende quasi impossibile la trasposizione su grande schermo dei suoi romanzi e delle
    sue "visioni". Qualcuno negli anni c'è riuscito o comunque ci è andato molto vicino.
    Parlo di film molto belli come "Stand by me", "Il miglio verde" e "Le ali della libertà".
    Non è il caso di "Cujo". Quasi ridicolo nelle scene di terrore non rende in alcun modo
    l'angoscia e le paure che King regalava nel romanza omonimo.
    Da evitare.






   




lunedì 29 dicembre 2014

LA SCOMPARSA DI ALICE CREED







E poi, all'improvviso, ti trovi a vedere un film di cui non hai mai sentito parlare.
Che non ha avuto nessun battage pubblicitario.
Che nessun amico cinefilo ti ha mai consigliato.
E, sorpresa, si rivela un bel film.
"La scomparsa di Alice Creed" è il primo lungometraggio firmato (regia e sceneggiatura)
dall'inglese J Blakeson.
Si tratta di un thriller molto originale, claustrofobico e abbastanza allucinato.
Due ex galeotti trasformano una casa disabitata in una prigione insonorizzata
nella quale rinchiudere una ragazza, figlia di un riccone dal patrimonio immenso,
per poi chiedere un cospicuo riscatto in cambio della sua libertà.
Trama scontata, film già visto mille volte?
Sbagliato!
C'è qualcosa che non torna. Cosa lega i due malviventi oltre al passato in prigione?
Chi è la ragazza rapita e per quale motivo è stata scelta proprio lei?
Domande che troveranno naturale risposta nel corso del film.
Colpi di scena e sorprese che non lasciano indifferenti.
Non ci sono altri attori se non i tre protagonisti.
Gemma Arterton (Bond girl in "Quantum of solace") è credibile nella parte
della ragazza rapita e terrorizzata. Sicuramente la migliore interpretazione
della sua giovane carriera.
Eddie Marsan è un ottimo caratterista (con più di 50 ruoli sul grande schermo
e titoli come "Gangs of New York", "21 grammi", "V per vendetta", i due
"Sherlock Holmes" di Guy Richie per citarne solo alcuni)
ed è perfetto nella parte del "cattivo più cattivo".
Il giovane, a me sconosciuto, Martin Compston interpreta al meglio
la parte del carceriere giovane che subisce il carisma del partner
anziano. Ed è proprio lui a custodire un segreto che potrebbe far saltare il piano.
Non è facile per tre soli attori reggere tutto il peso di cento minuti di film.
La riuscita dell'opera testimonia la loro bravura e quella del regista.
Da vedere.

Voto : 4/5




A SERIOUS MAN






Prima o poi doveva succedere.
"A Serious Man" è, senza dubbio alcuno,
il peggior film "partorito" dai geniali Fratelli Coen.
I miei registi e sceneggiatori preferiti avevano, finora, una carriera senza macchie.
Qualche film meno riuscito di altri certo, inevitabile con una filmografia di quasi venti titoli.
Ma questo è proprio un passaggio a vuoto.
Già il prologo non lasciava presagire nulla di buono.
Un racconto yiddish senza capo nè coda, assolutamente slegato dalla trama del film
e inserito solo con lo scopo di "abituare" lo spettatore all'atmosfera ebraica che pervade
l'opera. Evitabile.
Il protagonista Larry Gopnick è un professore di fisica in attesa di una cattedra stabile.
Con due figli menefreghisti, un fratello disoccupato che vive in casa sua
e passa il tempo in bagno o a fare scommesse, e una moglie che gli ha chiesto il divorzio, Gopnick vive un momento particolarmente difficile della sua esistenza.
Subisce un tentativo di estorsione da parte di uno studente coreano
(forse le scene migliori del film)
si lascia tentare dalla provocante vicina di casa che prende il sole, in nudo integrale,
nel cortile adiacente e si decide a chiedere consiglio a tre rabbini per avere
risposte "filosofico-religiose" sul perchè, a suo modo di vedere, il buon Dio
si stia accanendo su di lui nonostante sia un "Uomo Serio".
Il nostro "Giobbe" (evidente il riferimento biblico
per tutta la durata del film) cerca risposte a tutto quello che di sfortunato
gli sta accadendo con una pazienza, appunto, invidiabile.
Naturalmente non vi dirò se le risposte arriveranno. Un pò perchè non voglio
rovinare la sorpresa a chi non ha visto il film e ha intenzione di farlo.
Un pò perchè, come spesso fanno i Coen nelle loro opere, non sempre
le risposte sono chiare e definitive.
Non vorrei essere stato troppo cattivo e quindi spendo volentieri due parole per l'ottimo cast.
Nessun attore da "Blockbuster" ma tanti bravi interpreti.
Su tutti Michael Stuhlbarg nel ruolo del protagonista e Richard Kind in quello del fratello.
In definitiva un film da vedere (perchè i film dei Coen sono TUTTI da vedere!)
ma ben lontano da capolavori come "Il Grande Lebowski", "Fargo", "Crocevia della morte",
"Fratello dove sei?", "L'uomo che non c'era" e via discorrendo.


Voto : 3/5





LIBRI 2014




Nel 2014 ho letto 26 libri.
Ecco la mia personale Top 5.

1) STONER di John Williams

2) UCCIDI IL PADRE di Sandrone Dazieri

3) GALVESTON di Nic Pizzolatto

4) IL PIPISTRELLO di Jo Nesbo

5) IL SEGRETO DELLA LIBRERIA SEMPRE APERTA di Robin Sloan

Per il primo posto non ho avuto dubbi.

"Stoner" è un libro perfetto.
Giustamente stra-osannato dalla critica per la sua scrittura estremamente lineare
e godibile, il romanzo di John Williams racconta la vita di William Stoner
dalla nascita alla morte (nessuna sorpresa e nessuno spoiler).
Libro scritto nel 1965 (!) e assurdamente trascurato per anni.

"Uccidi il padre" è il miglior thriller italiano dai tempi di "Io Uccido".
Attendo con impazienza il film. vikingo bianconero: UCCIDI IL PADRE

"Galveston" è un classico noir americano scritto dal creatore della splendida
serie TV "True Detective". vikingo bianconero: GALVESTON

"Il Pipistrello", pur se appena pubblicato, è il romanzo d'esordio del
pluri premiato Nesbo.

Per il quinto posto è stata una dura lotta ma alla fine ho deciso di premiare il godibile
"Il segreto della libreria sempre aperta".
Romanzo scritto dall'esordiente Sloan. Un ex manager di Twitter
che è riuscito a mescolare il suo amore per le nuove tecnologie alla passione per libri,
librerie e biblioteche.
Libro di 300 pagine, letto in due giorni e finito... oggi!

Non li ho inseriti nella Top Five per diversi motivi ma due libri che meritano di essere letti sono:

"Il giorno dopo domani" di Alan Folsom. Uno dei miei libri preferiti di sempre e riletto
a vent'anni dalla prima volta come mio personale omaggio all'autore scomparso pochi mesi fa.
Un thriller adrenalinico e perfetto che non ha perso nulla del suo fascino originale.

"Il pallone lo porto io" di Luciano Moggi.
Levatevi quel sorrisino dalla faccia perchè non sto scherzando
Se siete juventini potete anche fare a meno di leggerlo. Trovereste solo conferme.
Se non lo siete ma amate il calcio, e non avete le fette di salame sugli occhi,
è una lettura obbligata per capire come funzionano certe dinamiche nel mondo "pallonaro".
Non rimpiango Moggi e, nel mio mondo, ideale "chi sbaglia paga" ma...
siamo certi che Moggi sia quel diavolo che ci hanno raccontato?
Era l'unico a fare certe cose?
Il suo modus operandi era illecito o soltanto
un'arma di difesa contro coloro che, veramente, comandavano il calcio italiano?
In definitiva, ha commesso dei reati o si è macchiato solo di arroganza, cattive amicizie,
comportamenti sgradevoli e/o poco edificanti?
Leggete il libro e avrete le risposte.
Mi permetto di dire che svanito l'effetto "Farsopoli", la Juventus è tornata a vincere,
senza Moggi, come ha sempre fatto nei suoi 117 anni di storia.
Chi da "Farsopoli" si è avvantaggiato, viceversa, è tornato rapidamente nell'oblio.
Facile capire dove sia la verità.


Tra gli altri libri letti, menzione doverosa per Paolo Foschi e le sue, per ora,
quattro avventure con protagonista il Commissario Igor Attila.
"Il castigo di Attila", "Delitto alle olimpiadi", "Il killer delle maratone" e
"Vendetta ai mondiali" sono gialli ben scritti e di facile lettura.
Tutti ambientati nel mondo dello sport tra Roma e dintorni.
Con doping, scommesse clandestine, omicidi e quant'altro.













domenica 7 dicembre 2014

ACCEPT @ LIVE CLUB, TREZZO SULL'ADDA - 17/10/2014




100% Heavy Metal! E potrei chiudere qui.
Sembra incredibile ma è la prima volta che vedo gli Accept in concerto.
Non conto, naturalmente, un vecchio Gods of Metal a Bologna dove suonarono, svogliati,
in pieno pomeriggio per una cinquantina di minuti.
Dopo gli alti e bassi seguiti all'allontanamento del mitico cantante Udo Dirkschneider
e ai mille scioglimenti e successive reunion, gli Accept stanno vivendo una seconda giovinezza.
Dal 2010, anno dell'ingresso in formazione del nuovo cantante Mark Tornillo,
la band ha pubblicato ben tre cd. Senza fare paragoni blasfemi con i capolavori del passato
si parla di tre lavori molto belli e sicuramente all'altezza del blasone della band teutonica.
A dimostrazione di quello che dico possiamo notare che nella scaletta di questo tour
le nuove canzoni fanno la parte del leone (ben più della metà dei pezzi proposti
arrivano dagli ultimi tre cd) senza sfigurare con i grandi classici.
L'inizio è all'insegna della novità con brani recentissimi, e bellissimi,
come la ruggente "Stampede", la maestosa "Stalingrad" e la acceptiana (eh già) "Hellfire".
Inevitabilmente, però, l'attesa di molti dei fans che hanno gremito il Live Club è per i
classici.
L'esecuzione di "Losers and Winners" e "London Leatherboys" fa esplodere
il locale.
Le due ore del concerto filano che è un piacere. Senza un momento di pausa, se non durante
"Princess of the dawn" dove Tornillo ne approfitta per dare un pò di sollievo
alle sue corde vocali.
Detto che il minuto vocalist non fa rimpiangere per nulla il vecchio Udo,
è chiaro a tutti come sia il carismatico chitarrista Wolf Hoffmann a reggere il peso della band.
Il suo sguardo ipnotico, il suo sorriso contagioso e le sue indubbie
capacità tecniche lo rendono il padrone assoluto del palco.
Una macchina macina riffs come poche se ne sono viste nella storia dell'Heavy Metal.
Le canzoni si susseguono senza sosta. L'apice, come quasi sempre, si raggiunge
alla fine. L'immortale, terremotante, "Fast as a shark" scatena un pogo selvaggio
sotto palco e ci accompagna verso gli inevitabili bis.
L'inno "Metal Heart", il nuovo singolo (gran pezzo) "Teutonic Terror" e l'inevitabile
"Balls to the wall" sanciscono la fine delle ostilità.
Una band in piena forma, creativa ed esecutiva.
Cinque uomini coesi ed affiatati con un unico intento:
tenere alto il nome di una band storica e inossidabile.
Accept, basta il nome.









sabato 6 dicembre 2014

GALVESTON




True Detective è una delle migliori serie tv degli ultimi dieci anni.
Nic Pizzolatto è il creatore di True Detective.
Galveston è il romanzo d'esordio di Nic Pizzolatto.
Basterebbe questo breve preambolo per suggerire a tutti la lettura di Galveston.
Naturalmente non è così semplice.
Non sempre i grandi scrittori sono anche grandi sceneggiatori e viceversa.
Un esempio per tutti? Stephen King!
Probabilmente il mio scrittore preferito e di sicuro uno dei più letti al mondo,
King non è quasi mai riuscito a rendere sul grande schermo la forza delle sue idee narrative nè
a "visualizzare" la sua immensa capacità di ammaliare e ipnotizzare
i milioni di lettori che lo amano.
Ma questa è un'altra storia...
Galveston è un classico Noir americano molto ben scritto.
Siamo dalle parti di maestri come McCarthy e Lansdale.
Pizzolatto ci mette di suo una buona dose di humor nero e qualche scena di
violenza che non avrebbe sfigurato in True Detective.
Il protagonista è Roy Cady, un malavitoso senza grandi ambizioni che vivacchia a New Orleans
sbrigando lavori sporchi (recupero crediti, estorsioni e, quando capita, omicidi) per conto
del boss Stan.
Quando Stan si innamora della fidanzata di Roy le cose si complicano.
Stan non vuole più avere intorno Roy e ordina ai suoi uomini di eliminarlo.
Roy, che ha quarant'anni e ha da poco scoperto di avere un male incurabile, non vuole
soccombere senza lottare e, dopo essere sfuggito a un agguato, scappa verso la
Costa del Golfo degli Stati Uniti. Direzione Galveston appunto.
Durante la fuga incontra la giovane prostituta dall'oscuro passato Rocky e la di lei sorellina
Tiffany.
Roy si prende cura di loro e tenta di vivere quel poco di tempo che gli rimane
senza ulteriori problemi.
Ma il passato non dimentica e Stan non ha dimenticato la sua promessa: Roy deve morire.


Voto : 4/5